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Nevicate storiche, il 2017 come il 1956

Nevicate storiche, il 2017 come il 1956

Cosa è cambiato e cosa è rimasto uguale

“Mi sembrava impossibile
e perfino incredibile
nevicava a Roma e la gente si chiedeva ma cos’è”

Così cantava Renato Rascel nel 1970 ricordando la storica nevicata del 1956 e ancora 20 anni dopo nel 1990 Mia Martini raccontava, con un pezzo nostalgico di Franco Califano, come in quell’anno Roma fosse

“tutta candida
Tutta pulita e lucida”

Chi c’era o ne ricorda il racconto di quella storica e incredibile nevicata che interessò tutta l’italia più di mezzo secolo fa non ha potuto fare a meno di ritrovarne l’eco in quella di questi giorni.

La “nevicata del ‘56” fu determinata da un insieme di elementi che crearono una situazione meteorologica difficilmente ripetibile.
La discesa di una vasta massa di aria gelida dal Circolo Polare Artico, attraverso la Scandinavia, a tutta l’area dell’Europa settentrionale, determinò un forte raffreddamento del suolo sull’Europa centro orientale, contemporaneamente sul Mediterraneo si formò una vasta depressione, continuamente alimentata da aria artica proveniente dalla Siberia, attraverso il nocciolo freddo europeo. La combinazione dei due fenomeni generò continue nevicate nel febbraio di quell’anno, in particolar modo una prima ondata dal 2 al 9 febbraio e una seconda dal 17 al 20 febbraio. Tra il 7 il 9 febbraio anche la Puglia e le zone adriatiche furono interessate da bufere di neve e da un crollo vertiginoso delle temperature sotto lo zero.

Alla nevicata del 1956 ne sono seguite altre a cavallo degli anni ottanta ma nessuna così epocale come la prima. Sino ai giorni nostri. Quest’anno infatti una perturbazione proveniente dalla Russia ha interessato (e ancora continua) in maniera persistente tutta l’Italia, disegnando, soprattutto a sud paesaggi insoliti e panorami mozzafiato, specialmente in Puglia dove il bianco del manto nevoso ha preso il posto delle più note e abituali gradazioni e variazioni di colori in scala di arancio e azzurro dettate dal sole costante e irrinunciabile del Mezzogiorno.

Non di meno però la neve ha restituito in queste terre paesaggi da cartolina e momenti di sano e semplice divertimento soprattutto tra i più giovani. Un divertimento a dimensione social. Sì, perché la differenza sostanziale tra i nostri anni e gli anni ‘50 sta in particolar modo nella componente mediatica e tecnologica che ha permesso una condivisone in tempo reale di migliaia di immagini, scatti e testimonianze dell’ inusuale fenomeno. Un racconto, a più voci, da quelle dei servizi giornalistici in tv ai commenti audio privati e personali dei video postati sulle pagine Fb dai singoli utenti.

Una narrazione corale quella dei nostri giorni in contrasto con il ‘monopolio vocale su ciò che di importante doveva sapere la gente’ come fu definita la storica voce di Guido Notari, speaker, diremmo ora, dei cinegiornali Luce e della Settimana Incom, che per più di vent’anni, nell’ombra, ha raccontato l’Italia a milioni di spettatori. E che raccontò anche la nevicata del 1956. Un tono solenne e imponente per testi importanti, accurati, eleganti e di calibro quasi letterario che accompagnavano le immagini in bianco e nero di quegli anni.

Oggi il linguaggio si è fatto più smart, più veloce, l’informazione immediata e le fonti si sono moltiplicate in modo esponenziale. A parte la bellezza nostalgica di certi ricordi che nella memoria restano belli, appunto, e immutati proprio perché lontani, è vero anche che in più di sessant’anni la tecnologia ha fatto passi da gigante permettendo di affrontare diversamente situazioni di emergenza come quelle di nevicate inaspettate e prolungate.

Eccezion fatta per l’aspetto ameno e artistico della neve, quest’anno come nel ‘56 il bianco della neve ha portato con sé un suo lato più nero e oscuro, quello dei danni alla produzione agricola, agli allevamenti, quello dell’isolamento di alcune zone nei paesi più periferici e degli inevitabili disagi dettati dall’interferenza di un evento straordinario nell’ordinario corso delle cose e dei tempi.

Oggi però rispetto a ieri le soluzioni e le risposte sono differenti. I social, la rete e l’informazione immediata a tappeto permettono una mappatura in tempo reale delle condizioni e delle situazioni che richiedono interventi più urgenti resi possibili dall’utilizzo di mezzi spargisale e spazzaneve che limitano i disagi. Tra volontari, protezioni civile, operatori sanitari e militari il dispiegamento di forze per mettere in moto la macchina dei soccorsi è notevole e i danni, fin dove possibile, sono contenuti. Anche grazie alla disponibilità di strumenti tecnologici di avanguardia come i droni che permettono di individuare le circostanze più a rischio e che richiedono prioritaria attenzione.

Insomma il tempo passa e fortunatamente certe cose non cambiano mai come il fascino fuori dall’ordinario delle distese innevate soprattutto nei paesaggi pugliesi dalla Daunia, alla Murgia, passando per la Valle d’Itria sino all’estremo Salento. Ma altrettanto fortunatamente, sebbene ci sia ancora parecchio da fare per migliorare, molte altre cose invece cambiano come la tecnologia dei mezzi e la qualità e la rapidità degli interventi. E non c’è occasione più propizia dell’emergenza per stimare il valore e l’entità del progresso.

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