C’è un fermo per l’omicidio di Antimo Mazzotta, il pensionato 78enne originario di Squinzano, ucciso all’interno della sua villetta, nelle campagne di Torre Rinalda, marina di Lecce, e poi gettato in un pozzo artesiano, richiuso con una botola. I carabinieri hanno portato in caserma un 33enne di Surbo, idraulico e padre di due bambini, ritenuto il responsabile del grave fatto di sangue.

L’uomo, accompagnato dai suoi legali, è stato ascoltato dai militari: non avrebbe confessato il delitto ma avrebbe fornito indicazioni sull’arma utilizzata per uccidere l’anziano: una pistola scacciacani modificata, che sarebbe stata recuperata e sottoposta a sequestro.

Alla base dell’efferato omicidio, una riparazione idraulica non andata evidentemente a buon fine, e per la quale il 78enne pretendeva la restituzione del denaro corrisposto all’idraulico: circa 300 euro.

Da qui una serie di interlocuzioni piuttosto accese tra i due uomini, fino alla furiosa lite finita in tragedia. In base a quanto emerso dal lavoro degli inquirenti, l’omicidio si sarebbe consumato all’esterno dell’abitazione, nell’area tra la casa e la cisterna, dove poi il pensionato sarebbe stato trascinato, come dimostrano le tracce di sangue ed i segni di trascinamento trovati dagli investigatori, per poi essere gettato nel pozzo.

A dare l’allarme, nel primo pomeriggio di martedì 27 ottobre, era stato un conoscente del 78enne, che era solito svolgere piccoli lavori di manutenzione nel giardino della villetta. Poi la macabra scoperta del corpo senza vita dell’anziano, che si trovava a circa quattro metri di profondità.

Al termine di un lungo interrogatorio, il 33enne è stato trasferito presso il carcere di Lecce, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria: è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere.