Svolta nelle indagini sull’omicidio di Stefano Tomeo, l’operaio di 49 anni ucciso l’11 aprile scorso, a colpi di arma da fuoco, davanti al circolo ricreativo “The Club” di Copertino, nel Leccese. Nel corso di un blitz, scattato all’alba di oggi, i carabinieri hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal GIP del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di omicidio e tentato omicidio, aggravati dalla premeditazione e dal metodo mafioso.

Tra questi, figura uno storico esponente della Sacra Corona Unita, Giovanni Calasso, 61 anni, già condannato all’ergastolo per omicidio, pena che, al momento del delitto, stava scontando ai domiciliari per motivi di salute.

In base a quanto emerso, Tomeo sarebbe rimasto vittima di un tragico errore. Vero obiettivo dei sicari era infatti un uomo di 56 anni che, la sera dell’agguato, lo aveva accompagnato in auto davanti al circolo ricreativo. Una volta sceso dal veicolo e percorsi pochi metri, il 49enne venne raggiunto da un colpo di arma da fuoco al petto, risultato fatale. Subito dopo il killer sparò altre due volte contro la vettura, nel tentativo di uccidere anche il conducente, che riuscì invece a mettersi in salvo. Uno dei proiettili attraversò il parabrezza, fermandosi nel sedile lato guida, mentre l’altro colpì la carrozzeria.

Movente del delitto, dissidi di natura privata, sfociati in un agguato di stampo mafioso. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 56enne avrebbe continuato a pretendere da un infermiere di 53 anni il pagamento di presunte bollette insolute, relative a un’abitazione concessa in locazione, ricorrendo a ripetute minacce di morte. Esasperato dalla situazione, l’infermiere avrebbe così deciso di rivolgersi ad un noto esponente della Sacra Corona Unita, per far cessare le intimidazioni. Da qui sarebbe nato il piano criminoso che ha portato alla morte dell’operaio.

Contestualmente agli arresti, sono stati denunciati il 56enne sopravvissuto all’agguato, per tentata estorsione, ritenuta l’origine dell’intera vicenda, il gestore del circolo ricreativo, ed un 29enne, accusati di favoreggiamento personale.