Si è avvalso della facoltà di non rispondere Michele Aportone, il 70enne di San Donaci accusato l’omicidio di Silvano Nestola, l’ex maresciallo dei Carabinieri ucciso a fucilate la sera del 3 maggio nelle campagne di Copertino.

L’uomo, arrestato lo scorso 29 ottobre, è rimasto in silenzio davanti al gip Sergio Tosi, durante l’interrogatorio di garanzia tenutosi ieri nel carcere di Lecce.

Il legale dell’indagato, l’avvocato Francesca Conte, ha annunciato che dopo aver visionato tutti gli atti del procedimento, chiederà un confronto con i pm inquirenti, Paola Guglielmi e Antonio Santacatterina e presenterà istanza di revoca del provvedimento cautelare al Tribunale del Riesame.

Il 70enne risponde di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Gravi gli indizi di colpevolezza raccolti a suo carico. Tra questi, le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza, installate nei pressi dell’area sosta camper di cui l’uomo è titolare e che lo hanno ripreso, la sera del delitto, a bordo del suo furgone, mentre raggiunge il luogo dell’agguato per poi fare ritorno a casa.

Movente dell’omicidio, secondo gli inquirenti, la relazione che Nestola aveva intrecciato con la figlia dell’indagato, la 36enne Elisabetta Aportone. Un rapporto sentimentale fortemente osteggiato dai genitori della donna, al punto di pianificare l’omicidio dell’ex Carabiniere.

L’uomo venne raggiunto da quattro colpi di fucile calibro 12 mentre stava per salire in auto, dopo aver cenato a casa della sorella, alla periferia di Copertino. Al momento dell’agguato, la vittima era in compagnia del figlio di 11 anni, testimone oculare del delitto.