
La Procura di Lecce chiede altri tre mesi di custodia cautelare per l’ex pm Antonio Savasta, l’ex gip Michele Nardi e l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro, il primo attualmente ai domiciliari e gli altri due in carcere nell’ambito dell’inchiesta sulle indagini truccate nel Tribunale di Trani. Il gip Giovanni Gallo, davanti a cui è in corso l’incidente probatorio, dovrebbe esprimersi oggi al termine del riesame da parte dell’accusa di Flavio D’Introno, l’imprenditore di Corato che ha raccontato di aver dato oltre 2 milioni di euro ai magistrati e ad altre persone in qualche modo coinvolte nella vicenda.
Oggi potrebbe essere la Procura a terminare l’interrogatorio di D’Introno, che è stato sottoposto per oltre 10 ore alle domande delle difese con l’obiettivo di farlo cadere in contraddizione: l’accusa cercherà infatti di precisare meglio alcuni punti, considerato che il verbale dell’incidente probatorio avrà valore di prova nel processo. Un punto, sollevato da Francesco Paolo Sisto (difensore dell’avvocato Simona Cuomo) riguarda il fatto che l’imprenditore, pur condannato con sentenza definitiva a cinque anni e mezzo per usura, sia tutt’ora a piede libero: D’Introno ha raccontato di aver ottenuto la sospensione dell’esecuzione della pena in quanto sottoposto a trattamento per una problematica di salute.
La proroga di tre mesi della custodia cautelare per Nardi, Savasta e Di Chiaro, è stata chiesta dal procuratore Leonardo Leone de Castris e dalla pm Roberta Licci per evitare che tra pochi giorni scadano i sei mesi previsti per le ipotesi di reato finora contestate (tra cui l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari). È probabile che la Procura, al termine dell’incidente probatorio, possa procedere con l’avviso di conclusione delle indagini per tutti i protagonisti della prima fase, quella che si è aperta il 14 gennaio con le ordinanze notificate dai carabinieri ai due giudici e a Di Chiaro, oltre che a due avvocati (solo la Cuomo resta sottoposta a interdizione) e all’imprenditore barlettano Luigi D’Agostino, l’ex re degli outlet amico di Renzi. Il secondo filone dell’inchiesta, che si basa ancora una volta sulle parole di D’Introno (ma anche su quelle di Savasta), coinvolge altri due magistrati (uno è l’ex pm Luigi Scimè, che respinge l’accusa di corruzione) oltre che altri professionisti in relazione ad alcune sentenze tributarie: le loro posizioni sono al vaglio della Procura, che ha trasmesso atti per competenza anche in altre sedi giudiziarie (tra cui Perugia e Bari).
Oggi dopo la conclusione dell’esame di D’Introno dovrebbe essere la volta di Di Chiaro, che in carcere ha fatto una serie di ammissioni al proposito del suo ruolo: quello, secondo l’accusa, di cinghia di trasmissione tra le richieste di D’Introno e le false indagini orchestrate per favorire (non gratis) le strategie dell’imprenditore coratino. Al termine anche Di Chiaro potrebbe chiedere di lasciare la cella e tornare ai domiciliari. A chiudere l’incidente probatorio sarà Antonio Savasta, ex pm in attesa che il Csm ratifichi le dimissioni depositate a febbraio (si è in attesa del parere del ministro della Giustizia). Savasta ha ammesso gli addebiti, riconoscendo di aver venduto la propria funzione in cambio di 120mila euro (D’Introno dice di avergliene dati 500mila, ma dal punto di vista dell’accusa la cifra è un fatto ininfluente) e chiamando in causa il collega Scimè cui dice di aver consegnato parte di una mazzetta. L’ex gip Nardi, che al momento dell’arresto era pm a Roma, è l’unico ad essere rimasto finora in assoluto silenzio.





























