Allarme nel Salento: il mar Ionio è invaso da pesci alieni

Allarme nel Salento: il mar Ionio è invaso da pesci alieni

Avanza la tropicalizzazione, e con essa ospiti sconosciuti

Pesci alieni, mai visti prima, estranei all’habitat dello Ionio. Vengono da altri mondi marini. Arrivano qui per esplorare, ambientarsi, rimanere. Cambiare per sempre il nostro mare. Diverse le cause: riscaldamento progressivo delle acque, tropicalizzazione marina, attività antropica come le grandi navi provenienti dagli oceani che sdoganano i «clandestini» dopo viaggi di migliaia di miglia. «AlienFish-Project» è il nome di un progetto di monitoraggio sulle specie ittiche rare e non indigene nei mari italiani.

Anche nel Salento vengono osservati sempre più di frequente, insieme alle loro forme strane: il pesce nastro, il pesce falce, il carango dentice. Nato nel 2012 all’interno di Ente Fauna Marina Mediterranea, il progetto ha come principale obbiettivo lo studio delle specie ittiche rare e la segnalazione di specie ittiche aliene (oltre al monitoraggio delle specie già stabilite) nelle acque italiane, anche tramite la cosiddetta “citizen science”, con la collaborazione cioè di pescatori, amatori, subacquei e di tutte le altre persone interessate. Inoltre è elencato nel sito web Easin (European Alien Species Information Network), assieme ad altri progetti europei di “scienze del cittadino”. Se viene osservato un pesce strano mai visto, o che si sappia essere alieno, può venir segnalato all’Ente con una foto.

Lungo le coste salentine sono giunte diverse segnalazioni: il circumtropicale Pseudocaranx dentex a Santa Maria di Leuca e Porto Cesareo, Tetragonurus cuvieri (un solo individuo. Si tratta di un pesce oceanico, le cui carni sono considerate tossiche, che vive in acque molto profonde), Trachypterus trachypterus (pesce nastro) e Zu Cristatus (il pesce falce) a Porto Cesareo. I dati raccolti provengono dal 69,4 % da pescatori professionisti e la maggior parte degli esemplari sono stati raccolti con attrezzi professionali, in particolare con rete da tramaglio, reti da traino e palangari. Trachipterus trachypterus e Zu Cristatus sono due specie cosmopolite considerate rare nel bacino del Mediterraneo, anche se le abitudini mesopelagiche della specie potrebbero portare a una sottovalutazione dell’abbondanza. Pseudocaranx dentex: questa specie seppure meno rara nell’Italia meridionale, come suggerito in un recente studio, probabilmente sta aumentando in abbondanza. Per alcune di questi pesci rari, la scarsità di documenti potrebbe essere almeno in parte dovuta al loro habitat di acque profonde o lontane dalla costa. Alcune specie come Trachipterus trachypterus e Zu Cristatus sono probabilmente meno rare di quanto si possa supporre: sono stati catturati con una certa frequenza utilizzando attrezzi da pesca profonda, come palangari e reti da traino, ed un esemplare per specie è stato trovato spiaggiato ancora vivo.

Sebbene possano essere ulteriormente migliorati, gli approcci della scienza dei cittadini e della conoscenza ecologica locale sono metodi potenti ed economici per il monitoraggio e l’individuazione di pesci indigeni rari e non indigeni. Se adeguatamente pianificati e coordinati, questi strumenti possono offrire (e stanno già offrendo) nuove opportunità per il monitoraggio della biodiversità marina. Intanto, e i pescatori sono i primi testimoni, questi pesci “mostri” (da mostrare, evidentemente) sono già tra noi, pronti per essere “schedati” da AlienFish-Project. Un promettente nome da film, tra l’horror e la fantascienza, ma che aiuta a tutelare i nostri mari.