Pronto soccorso ospedale 'Vito Fazzi' di Lecce

Circa 40 casi di morbillo in meno di un mese a Lecce e in provincia: a essere stati colpiti dalla malattia sono in prevalenza adulti tra i 23 e i 50 anni, tra cui un pediatra; e quattro bambini, due dei quali figli di genitori ‘no vax’. La notizia pubblicata dalla Gazzetta, continua a tenere in allarme in Salento. Tra i avri casi accertati, peraltro, c’è anche un neonato di poche settimane ricoverato all’ospedale Giovanni XXIII di Bari a scopo precauzionale, ma le sue condizioni sono buone e a breve sarà dimesso. A quanto si apprende, il focolaio si starebbe espandendo rapidamente, alla media di due casi al giorno, soprattutto nell’area del Nord Salento.

Tra i primi casi ci sarebbero quelli di alcune donne non vaccinate che si sono recate al Pronto soccorso del Vito Fazzi di Lecce: si tratterebbe di due donne bulgare. Da qui il morbillo si sarebbe propagato anche a un infermiere. La Asl di Lecce ha già avviato una ricerca per cercare di ricostruire il percorso del contagio e interromperne così la catena, cercando di intensificare la campagna di vaccinazione. Il richiamo c’è anche nei confronti degli operatori sanitari per immunizzare anche loro: il problema della vaccinazione degli operatori sanitari è delicato».

Per quanto riguarda i quattro bambini ammalati, la Asl fa sapere che “due erano troppo piccoli per essere vaccinati, e a loro la malattia è stata trasmessa dai genitori che non erano immuni; mentre gli altri due non erano stati vaccinati per convincimenti dei genitori». «Temevamo il caso di un quinto bambino – precisa – ma è stato accertato che non si tratta di morbillo». Il focolaio, prosegue, è «dovuto ad un accumulo di soggetti che non si sono vaccinati o che non hanno avuto da giovani il morbillo e quindi non ne sono immuni». Il vaccino, adesso, con la «legge Lorenzin, è obbligatorio per i ragazzi fino ai 16 anni».