Il cantiere Tap riparte dopo gli scontri: ai domiciliari il manifestante arrestato

Il cantiere Tap riparte dopo gli scontri: ai domiciliari il manifestante arrestato

Alta tensione per l’imminente spostamento di 400 ulivi

Dopo i tafferugli e le proteste, sfociati el ferimento di alcuni poliziotti e nell’arresto di un attivista No Tap, si è attenuata a Melendugno la tensione attorno al cantiere Tap dove giungerà il gasdotto che porterà in Europa gas azero e i lavori sono ripresi senza intoppi, anche se gli attivisti hanno mantenuto il loro presidio che da mesi accompagna l’area dei lavori.

E’ attesa per la sorte di Saverio Pellegrino, di 52 anni, di Andrano (Lecce), l’attivista arrestato perché sorpreso ad incendiare un cassonetto di rifiuti che era stato poi posto al centro della strada di accesso al cantiere per impedire il passaggio ai mezzi Tap.

Pellegrino avrebbe dovuto subire un processo per direttissima per le accuse di incendio aggravato e resistenza a pubblico ufficiale, ma su richiesta della difesa, che ha chiesto tempo per prepararsi, il processo è stato rinviato al 19 aprile prossimo. Intanto l’attivista, che durante l’interrogatorio dinanzi al gip Marcello Rizzo si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha ottenuto gli arresti domiciliari malgrado il pm Roberta Licci e il capo del pool dei magistrati in forza alla Dda Guglielmo Cataldi avessero chiesto l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Pellegrino era già destinatario di un foglio di via emesso dal Questore di Lecce con divieto di ritorno a Melendugno fino al 2021.

All’origine delle nuove tensioni, l’avvio di un nuovo cantiere da parte di Tap all’interno di un’azienda agricola, dove dovranno essere messi a dimora circa 400 ulivi di fusto giovane che si trovano lungo il percorso del gasdotto.