Gasdotto Tap, seconda inchiesta della Procura: presunti carotaggi irregolari

Gasdotto Tap, seconda inchiesta della Procura: presunti carotaggi irregolari

Si indaga anche sulla presunta truffa alla direttiva Seveso

C’è una seconda inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Lecce nei confronti di Tap, la multinazionale che sta realizzando il gasdotto proveniente dall’Azerbaijan con approdo a Melendugno, in Salento. Gli accertamenti, coordinati dalla pm Paola Guglielmi, riguardano le modalità con cui sono stati effettuati alcuni sondaggi nella marina di San Foca, subito dopo l’estate. In alcuni esposti presentati alla magistratura è stata paventata la possibilità che siano stati effettuati carotaggi al di fuori dei tempi e delle modalità previste dalle autorizzazioni ministeriali e comunali nonché che alcuni piezometri, utilizzati nelle campagne, non fossero regolari.

Trans Adriatic Pipeline, già all’epoca in cui tali questioni furono denunciate dal Comitato No Tap, ribadì la piena regolarità del proprio operato ma la magistratura ha scelto di effettuare comunque le dovute verifiche. Le indagini sono state delegate al Noe dei carabinieri, che ha svolto una serie di sopralluoghi sia nella pineta di San Basilio che nell’area a nord del cantiere, dove in autunno fu svolta la potatura degli altri 1.800 ulivi che dovranno essere espiantati, dopo i 211 gia spostati in primavera. Gli investigatori sono al lavoro per capire se quanto riscontrato corrisponda a ciò che la società ha dichiarato e, soprattutto, a quanto previsto dal progetto autorizzato.

L’inchiesta procede di pari passo con quella coordinata dalla pm Valeria Farina Valaori e dal procuratore Leonardo Leone de Castris e relativa alla presunta truffa, consumata con il mancato assoggettamento del terminale di ricezione alla direttiva Seveso. La Procura – accogliendo la sollecitazione di otto sindaci salentini – vuole capire se l’impianto Tap debba essere considerato un tutt’uno con la parte che realizzerà Snam e se i due impianti insieme superino la quantità di gas maneggiato tale da imporre l’assoggettamento alla Seveso.

Nell’inchiesta madre risultano indagati il country manager Tap Italia, Michele Mario Elia, la rappresentante legale Claudia Risso e il direttore generale delle Infrastrutture energetiche del ministero dello Sviluppo Gilberto Dialuce. I loro nomi erano iscritti nel fascicolo archiviato dal gip e poi riaperto su richiesta della Procura, che, a breve, nominerà dei consulenti e chiederà l’incidente probatorio per dar modo alla multinazionale di partecipare agli accertamenti anche con i propri periti. Se la consulenza dovesse confermare la necessità di considerare il terminale Tap-Snam come unico impianto, il progetto dovrebbe ottenere nuove autorizzazioni e quindi i lavori in corso potrebbero essere bloccati.