Chiesta la condanna a 6 anni per l’ex sindaca Poli Bortone

Chiesta la condanna a 6 anni per l’ex sindaca Poli Bortone

Accusata di peculato e abuso d’ufficio per aver favorito un imprenditore

La pm di Lecce, Maria Vallefuoco, ha chiesto la condanna a sei anni per l’ex sindaca di Lecce ed ex ministra, Adriana Poli Bortone, imputata con altre sette persone, nel processo sull’acquisto in leasing dei palazzi di via Brenta, attuale sede della giustizia civile. Le accuse variano da tentato e consumato peculato e abuso d’ufficio.

Il comune di Lecce nel 2005 acquistò i due immobili attraverso un contratto di leasing con la milanese Selmabipiemme ad prezzo che, secondo l’accusa, non corrispondente al reale valore dei beni: 46 milioni e 500 mila euro da pagare in 20 anni con rate mensili di un milione e 160 mila euro. Il tutto secondo la tesi della Procura per favorire l’imprenditore salentino Pietro Guagnano, legale rappresentante della Socoge, la società che ha realizzato gli edifici di via Brenta e nei confronti del quale il pm ha chiesto la stessa condanna a sei anni di carcere.

Stessa pena è stata sollecitata per l’allora consigliere giuridico Massimo Buonerba, l’ex dirigente del servizio finanziario di Palazzo Carafam Giuseppe Naccarelli, e il funzionario e agente della SelmaBipiemme, Vincenzo Gallo.

Chiesta l’assoluzione, invece, per l’ex assessore leccese Ennio De Leo, per Maurizio Ricercato e Fabio Mungai, rispettivamente amministratore delegato e dirigente della Selmabipiemme. Si tratta del secondo processo sulla vicenda (nel primo Poli Bortone non era indagata) nato sulla scorta della decisione del giudice monocratico Stefano Sernia di trasmettere gli atti del processo alla Procura per la contestazione di nuove ipotesi di reato.