Gasdotto Tap, scatta il Daspo per un manifestante: divieto per 3 anni

Gasdotto Tap, scatta il Daspo per un manifestante: divieto per 3 anni

Il primo provvedimento dopo la pioggia di multe in estate

Dopo le multe arrivano i Daspo per i No Tap: divieto di avvicinamento a Melendugno, la zona in cui è in corso la costruzione del gasdotto Trans Adriatic Pipeline. Il primo provvedimento è stato notificato a un ventenne di Carpignano Salentino (paese limitrofo a Melendugno), che da marzo ha partecipato attivamente alle proteste contro l’infrastruttura energetica, attuando sit in e blocchi stradali, insieme ad altre centinaia di persone.

Il Daspo (generalmente utilizzato per le competizioni sportive) è stato firmato dal questore di Lecce, Leopoldo Laricchia, e prevede che l’attivista non possa avvicinarsi all’intero territorio di Melendugno per tre anni. Non solo alla zona in cui è in realizzazione il gasdotto ma anche al paese, alle marine, alle spiagge. In tal modo non potrà neanche partecipare alle assemblee del Movimento No Tap, di cui è stato uno dei più accesi esponenti, né alle manifestazioni che continuano a essere effettuate per protestare contro la creazione della ‘zona rossa’ nell’area che circonda il cantiere.

La decisione di blindare letteralmente il cantiere, è stata tradotta in ordinanza del prefetto Claudio Palomba, che ha requisito 24 particelle di terreno (comprensive di uliveti, seminativi e abitazioni), mettendole “nella disponibilità delle forze di polizia”. Da lunedì 13 novembre, nelle campagne è iniziata la costruzione di una vera e propria cinturazione – fatta di barriere antisfondamento e cancelli – mentre i proprietari dei fondi sono costretti a dotarsi di pass per poter accedere alle rispettive proprietà “singolarmente e disgiuntamente”. Lo scopo di tale ordinanza è quello di evitare che centinaia di persone possano arrivare contemporaneamente all’area del cantiere e rallentare i lavori del gasdotto, così come è avvenuto in primavera. La società prevede di iniziare a breve la costruzione del pozzo di spinta.

Con lo stesso obiettivo di minare il fronte dei manifestanti, a luglio erano state inviate centinaia di multe – da 2.500 a 10.000 euro – ai cittadini che avevano preso parte ai blocchi stradali e che erano state identificate grazie alle riprese effettuate dalla polizia. A quei provvedimenti avrebbero dovuto seguire le notifiche delle vere e proprie sanzioni, quantificate dalla Prefettura, ma, a distanza di tre mesi, non sono ancora arrivate ai destinatari. Il fatto che molte persone siano già inserite nell’elenco di coloro che hanno ricevuto la multa, però, giustifica un eventuale Daspo, così come recita il provvedimento notificato poche ore fa al giovane di Carpignano. E al quale, con tutta probabilità, ne seguiranno molti altri.